Casper

Una bella storia di Natale

Faceva molto freddo quella mattina della vigilia di Natale, il cielo era bianco, l'aria pungente, chissà forse avrebbe nevicato. In casa era tutto pronto per la festa: l'albero addobbato e scintillante di lucine, il presepio con tutte le statuine mandava un buon odore di muschio, alla porta la ghirlanda, nel camino un grande ciocco nodoso che avrebbe bruciato piano piano riscaldando la notte in cui sarebbe nato il Bambino.
Mi ero alzata presto quella mattina, avevo lavato e lucidato dappertutto mentre rispondevo alle telefonate di auguri, nel pomeriggio avrei fatto i biscotti natalizi con lo zucchero a velo da offrire agli amici che sarebbero passati a trovarci.
Tutto era perfetto ma nel mio cuore c'era un grande vuoto: il nostro micino di pochi mesi era volato in cielo qualche settimana prima lasciando in me e in Luca una tristezza profonda.
Tante volte durante la sua malattia avevo sperato in un miracolo, forse sarebbe guarito ed avremmo passato il Natale tutti e tre, come in una cartolina, insieme al calduccio accanto al fuoco.
Invece no, la malattia aveva vinto.
Questi erano i miei pensieri mentre stavo aspettando Luca guardando ogni tanto dal vetro della finestra per vedere se incominciava a nevicare.
Dovevamo passare a prendere Gioia, mia cugina, che aveva telefonato la sera prima
proprio mentre stavamo facendo il presepio.
- Pronto? - risposi mentre cercavo di rimettere in piedi una pecorella traballante
- Ciao Isa, scusa l'ora ma dovevo proprio dirtelo... mi ha telefonato poco fa un mio amico, ha detto che a casa sua hanno portato un gattino, domani vorrei andare a vederlo...mi accompagni?
- Va bene, quando Luca arriva a casa passiamo a prenderti- dissi cercando le parole adatte per convincere mio marito a venire con me.
Infatti, non appena riattaccai il telefono Luca mi lanciò un'occhiata obliqua e mi chiese:
- Perchè hai promesso a Gioia di accompagnarla? Lo sai che se andiamo poi finiamo per prenderlo. Aveva la voce irritata, lo sentivo, anche se faceva finta di niente.
- Stai tranquillo, non lo prenderemo, lo vuole lei. Altrimenti perchè avrebbe telefonato? -
risposi sicura. No, per noi non era ancora tempo di riprendere un micino, lo sentivo.
E con queste parole finimmo la nostra piccola discussione, spengemmo la luce per ammirare il nostro presepio ultimato doveva facevano bella mostra di sè le casine che pazientemente avevamo costruito insieme.
Lassù in collina il freddo era ancora più pungente, avevo fatto bene a mettere la giacca a vento, pensai mentre ci avviavamo verso la villetta dove abitava l'amico di Gioia.
Ci venne subito incontro un signore sorridente accompagnato da uno splendido micione grigio in vena di coccole, e dopo i saluti e soliti commenti sul brutto tempo ci disse indicando il garage:
-Venite, il gattino è di là … Non c'erano dubbi, dal garage provenivano dei miagolii acuti che mi straziavano il cuore, ma mi ero ripromessa di non lasciarmi coinvolgere troppo e così non mi avvicinai nemmeno alla stanza fredda e buia preferendo rimanere in giardino a giocare con il gattone ronfante.
Luca invece sparì immediatamente nel garage, lo sentivo chiamare il gattino e spostare le vecchie cianfrusaglie ammucchiate alle pareti. Lui però non aveva nessuna intenzione di farsi prendere e miagolava disperato.
Ad un certo punto, non so quanto tempo dopo, mi accorsi che i miagolii erano cessati, mi voltai e vidi arrivare Luca che stringeva in braccio avvolto nella giacca a vento un fagottino peloso bianco con due enormi occhi azzurri sgranati per la paura.
In vita mia ho avuto soltanto due colpi di fulmine: uno, parecchi anni fa quando sulla spiaggia incontrai un ragazzo dai capelli lunghi che qualche tempo dopo diventò mio marito …e l'altro in quella fredda vigilia di Natale quando allungai la mano per accarezzare un siamesino impaurito.
Tutti e due con due meravigliosi occhi azzurri.
-Ma è bellissimo, lo prendiamo noi! esclamai rivolgendomi a Gioia.
La mia non era una domanda ma piuttosto un'affermazione che non ammetteva discussioni.
D'altronde non era stato Luca a trovarlo, mentre Gioia faceva conversazione in giardino?
In più lei non mi sembrava neppure tanto desiderosa di prenderlo.
Il gattino quindi era nostro, mi bastò guardare Luca che stringeva il micino per capire che anche lui ne era rimasto conquistato.
In un battibaleno lo portammo a casa, prima che qualcuno cambiasse idea, e non ci volle molto a tirare fuori la vecchia cesta e le ciotole che erano state di Ottone. Era rimasta anche una discreta scorta di scatolette che ci avrebbe permesso di passare tranquillamente le feste senza farlo morire di fame.
-Tu pensa a farlo mangiare mentre vado preparare la cassettina dei bisognini - dissi a Luca mentre mi precipitavo in garage.
-Questo qua morde!- mi accolse Luca quando tornai in casa, mostrandomi un dito sanguinante.
-Gli ho offerto un bocconcino di scatoletta con le mani e lui mi ha azzannato un dito!

Il piccino nel frattempo aveva mangiato tutta la scatoletta e leccato con soddisfazione un piattino di latte, poi era partito all'esplorazione della stanza.
Avevamo deciso di tenerlo per qualche giorno chiuso in cucina per farlo familiarizzare con il nuovo ambiente ma lui dopo pochi minuti di esplorazione si piazzò davanti alla porta e ritto sulle zampette cominciò a miagolare per farsi aprire.
-Non ci penso nemmeno ad aprirti, prima o poi ti stuferai e cercherai la cesta per fare un pisolino o vorrai salire in braccio per qualche carezza.
Ogni volta che cercavamo di fargli una carezza lui si divincolava e correva davanti alla porta … come se sapesse che al di là ci fosse tutto un mondo da scoprire.
-Possibile che non fusi? Hai trovato una casa calda, hai il pancino pieno, una bella cesta morbida, due persone che fanno a gara per farti le coccole e tu stai a miagolare lì davanti?
La nostra cena fu brevissima accompagnata dai miagolii gracchianti del siamesino.
- Farà sempre così? Ci domandavamo preoccupati. Non potevamo mancare alla Messa di mezzanotte e dovevamo per forza lasciarlo solo. Al nostro ritorno lo trovammo acquattato nell'angolo più nascosto della stanza e dallo sguardo obliquo che ci lanciò ci fece capire benissimo che non aveva gradito affatto di aver passato le ultime ore della vigila in solitudine
E così un po' per il senso di colpa, un po' perché la magia del Natale era già scesa nei nostri cuori aprimmo la porta in modo tale che potesse incominciare a scoprire le altre stanze.
-Era ora! ci comunicò con un lampo azzurro degli occhi - non era per niente divertente stare rinchiusi in una stanza! E con la codina alzata, tutto soddisfatto si diresse sicuro verso il soggiorno dove troneggiava scintillante di luci il nostro albero di Natale.

Fu la nostra impressione o per qualche istante rimaste abbagliato da tanto luccichio? Furono i regali ammucchiati sotto l'albero che attirarono la sua attenzione,si divertiva a giocare a nascondino tra i pacchi ed i pacchetti , tirava i nastri colorati, dava le zampate alle decorazioni fino a quando l'emozione non ebbe il sopravvento … fece la cacca sulla scatola più grande, i Gioielli di Barbie, destinata ad andare in dono a Valentina la figlia dei nostri amici.

- E ora che facciamo? La situazione era abbastanza tragica perché in casa altra carta da regalo non c'era come credo in tutte le case la notte della vigilia, quindi cercammo alla bell'e meglio di ripulire il pacco, facemmo, devo dirlo, un lavoro eccellente perché l'indomani la bimba ignara fu entusiasta del regalo e a nessuno venne in mente di avvicinare troppo il naso.

La mattina di Natale il primo pensiero fu per il gattino tutto solo, corsi in cucina seguita a ruota da Luca ancora mezzo addormentato dimenticando persino di mettere i miei adorati calzettoni natalizi che tutti gli anni vengono puntualmente riesumati per riscaldare i miei piedi durante le feste.
In cucina impiegammo un bel po' a trovarlo, si era arrampicato sulle seggiole sotto il tavolo, ed era ancora un po' impaurito … solo davanti al piattino colmo di puzzolente scatoletta ritrovò il buonumore.
Eravamo pronti per il rito dell'apertura dei regali, sul tappeto davanti all'albero noi aprimmo i nostri pacchetti e lui si dava da fare a mordicchiare i fiocchi e a sbranare le carte colorate. Si vedeva che era felice forse assaporava per la prima volta la gioia di una casa calda e le attenzioni di due persone sempre più innamorate di lui. Tanto che ci dimostrò la sua riconoscenza lasciandosi prendere in braccio e stando fermo per tre secondi giusto il tempo per scattare qualche foto per immortalare il momento.

Ma c'era un'altra cosa nel nostro soggiorno ad interessarlo … il presepio, ricco di tesori da scoprire ed odoroso di bosco. Dapprima si avvicinò cautamente affondando le zampine nel muschio, poi decise di prendere confidenza con i suoi simili, le pecorelle e le anatre che nuotavano nel lago fatto con un pezzo di specchio. Era una scena buffissima! Un micio alto come un soldo di cacio che prendeva in bocca le pecorelle ed una ad una le portava sul tappeto.
- No, le casine no! -gridammo inorriditi , le nostre casine frutto di un paziente lavoro di bricolage rischiavano di essere distrutte dal piccolo felino dagli occhi azzurri.
Dapprima con una zampata fece crollare il camino della cascina, poi fece rotolare via la botte dall'osteria … ma quando cominciò a staccare a morsi le persiane non resistemmo allo scempio e corremmo in soffitta a prendere gli scatoloni per riporre le casette.
Per quanto tempo lo lasciammo solo? Qualche minuto fu sufficiente a completare l'opera di distruzione, lo trovammo scatenato come una piccola furia che spargeva in qua e là pezzi di muschio sul pavimento. E in pochi minuti del presepio non rimase traccia, tutto risposto al sicuro in soffitta.
Il gattino, beato lui, spossato dalle fatiche mattutine si godeva il meritato riposo acciambellato sul plaid del divano.
Nel pomeriggio iniziarono le visite dei parenti, lui per niente spaventato dall'andirivieni di persone trotterellava in qua e là e si lasciava accarezzare la candida testolina.
- Sembra così buono…e poi è così piccolo! - esclamavano tutti quando noi raccontavamo le peripezie della mattina. Come poteva una bestiolina così deliziosamente innocente causare tanti guai?
La giornata era quasi alla fine, la stanchezza si faceva sentire , per noi sprofondati nel divano, ma non per lui che ritemprato da un'abbondante merenda, iniziò a guardarsi attorno alla ricerca di nuove avventure.
Addio all'idea di passare una tranquilla serata davanti al camino facendo le coccole ad un gattino pigramente addormentato accanto a noi! Lui era sveglissimo e stava posando il suo sguardo azzurro sull'albero di Natale, girandoci intorno come fanno gli squali con la preda.
- Non riuscirà a salirci, è così piccino! Piccino sì, ma molto tenace e ben deciso di riuscire nell'impresa. Si piazzò sotto con il nasino all'insù, facendo degli strani miagolii come per concentrarsi e alla fine spiccò un balzo riuscendo a raggiungere la prima fila di rami. Le nostre preziosissime palline di vetro soffiato tintinnarono pericolosamente, chissà perché erano proprio quelle ad attirarlo di più.
Non potevamo togliere di mezzo l'albero , come avevamo fatto la mattina con il presepio, così optammo per una soluzione intermedia: sostituimmo le fragili decorazioni con altre di plastica, meno belle ma sicuramente più resistenti.
A fine giornata il nostro albero di Natale era irriconoscibile con i fili dorati che penzolavano disordinati e una strage di palline che giaceva sul pavimento ma aveva la decorazione più bella: il musetto felice del nostro gattino che spuntava tra i rami e le lucine.

Era venuta l'ora di andare a letto ma non ce la sentivamo di lasciarlo solo come la notte precedente, chissà se avrebbe gradito la morbidezza del piumone! Dopo una mezz'ora di corse sfrenate cercando di morderci i piedi la stanchezza lo colse e si acciambellò tra di noi. Allungai la mano per spengere la luce , era stato un Natale un po' movimentato ma pieno di risate e di gioia.
- Come lo chiamiamo?- sussurrò Luca piano piano. Per tutto il giorno lo avevamo chiamato solo gattino perché non c'era stato il tempo per dargli un nome.
-Lo chiameremo Casper, come il fantasmino dei fumetti, perché, come lui, è bianco con gli occhi azzurri.


Casper, il più bel regalo di Natale.

 

© Luca & Isabella 2005